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Spauracchio 5G e soluzioni del problema, inclusa la schermatura elettromagnetica

CEMLAB
Pubblicato da in Tecnologia · 10 Febbraio 2019
Tags: 5Gsoluzionischermaturaelettromagnetica
Su scala globale arrivano tante notizie di piani messi in atto da governi (uno dei più attivi e responsabili dell'accelerazione in atto è la Commissione europea attuale) e conseguentemente dai gestori delle reti di telecomunicazioni e dai costruttori delle reti per dispiegare la tecnologia mobile di quinta generazione. Tutto questo viene portato avanti globalmente senza che gli attori coinvolti diano cenno di considerare gli aspetti di salute pubblica. Questo è tanto più grave considerando, da un lato gli aspetti innovativi e sostanzialmente inesplorati di tale variegata e complessa tecnologia, e dall'altro il fatto che più passa il tempo più la scienza indipendente circostanzia gli effetti sanitari esistenti, anche estremamente importanti, delle esposizioni ai campi elettromagnetici, si badi bene derivanti da tecnologie wireless precedenti, già dispiegate e largamente in uso.

Tali eventi hanno fatto sorgere prese di posizione di scienziati indipendenti, che ancora esistono fortunatamente, e anche della gente comune che prende sempre più coscienza del problema inquinamento elettromagnetico, pur non potendo spesso contare su informazioni accurate e complete.

C'è però anche chi prova a utilizzare il momento favorevole per proporre con più vigore soluzioni, anche nel nostro paese. Tutto questo spesso in un'ottica di marketing ben confezionato e con scarne informazioni concrete a corredo, offerte in un momento di particolare richiesta, originata da chi cerca rapidi e risolutivi rimedi. Negli scorsi mesi ho ricevuto e continuo a ricevere molte domande da parte di persone comuni preoccupate che si interrogano sull'efficacia dei più svariati prodotti venduti come 'soluzioni al problema elettrosmog'. Questo mi ha spinto a scrivere queste poche righe, certamente non esaustive, per dare qualche elemento di orientamento a chi mi chiede. Tra queste 'soluzioni' troviamo sia quelle che sostengono di funzionare in qualche modo non documentato dall'attuale scienza dei libri di testo, sia altre basate su prodotti che hanno proprietà schermanti documentabili secondo la fisica classica. Nel nostro paese in particolare per quanto vedo, questo fenomeno sembra particolarmente accentuato. Perché in particolare nel nostro paese?

In Italia manca, per varie ragioni anche di natura storica, una classe di tecnici competenti, organizzati e riconosciuti pubblicamente come tali, che sappiano dare consulenza qualificata e indipendente (dai gestori, dai venditori di soluzioni di cui si accennava, etc.) a chi la richiede sui tantissimi aspetti precauzionali delle tematiche di inquinamento elettromagnetico, nell'interesse della gente comune. Le strutture pubbliche presenti sul territorio nazionale (le varie Arpa, ISPRA) svolgono funzioni di verifica alla conformità di legge, obiettivo ben diverso da quello di analizzare i vari complessi fenomeni elettromagnetici presenti in un ambiente circoscritto, come può essere un appartamento o una postazione lavorativa, da un punto di vista esclusivamente precauzionale, e saper dare consigli appropriati. I vari funzionari tecnici incorporati in tali strutture e i tecnici liberi professionisti che si occupano di inquinamento elettromagnetico, nella quasi totalità dei casi non hanno nè le competenze nè gli strumenti per saper riconoscere situazioni di anomalia ambientale di natura elettromagnetica e saper fare delle valutazioni oggettive. In particolare, gli strumenti di misura diffusamente adoperati per fare fronte alle richieste verifiche di conformità alla legge sono in generale largamente inadeguati per scopi diversi e non forniscono informazioni utili su eventuali anomalie presenti e sulla loro gravità, né al loro utilizzatore (il tecnico) nè ai destinatari finali.

Questa mancanza di tecnici credibili sul territorio, ma ancora di più la mancanza in sè di consapevolezza nella gente comune dell'esistenza della figura professionale accennata è da porre in stretta relazione, a mio personale avviso, con la forte richiesta di 'soluzioni' che riscontro regolarmente. La gente comune, colpevolmente non informata sui reali rischi da chi dovrebbe farlo - le istituzioni pubbliche -  crede (o è più spesso indotta a credere da chi ne ha qualche interesse) (1) che il problema sia di facile soluzione, (2) che affrontare il problema non richieda alcuna rinuncia alla tecnologia presente e futura, (3) che esistano prodotti protettivi sul mercato che non richiedono competenze particolari per il loro uso o installazione e in ultimo (4) che queste protezioni siano efficaci a causa di proprietà intrinseche del prodotto, indipendentemente dall'ambiente in cui si usa o si installa. Tutto questo avviene anche tramite e con la compiacenza di diverse associazioni e gruppi di attivismo presenti in Italia e focalizzati, a loro dire, sul tema dell'elettrosmog che sponsorizzano direttamente o indirettamente venditori di soluzioni, dando loro credibilità, soprattutto agli occhi della gente comune che non dispone di spirito critico o capacità di discernimento o informazioni da altre fonti. Particolarmente deleteri, poi, sono alcuni medici che via via stanno emergendo, spesso autonominatisi esperti in materia, che dispensano consigli su 'soluzioni' esistenti a chi li interpella, senza dare informazioni educative utili nè tantomeno invitare a una seria analisi del proprio ambiente elettromagnetico, inclusivo dell'utilizzo personale di tecnologia.

In altri paesi (non in Italia), si sono da tempo sviluppate competenze di valutazione dell'inquinamento elettromagnetico in scuole che affrontano i temi della Bioarchitettura (baubiologie in tedesco), scuole che pongono l'inquinamento elettromagnetico come fattore primario da tenere in conto nella valutazione di un'abitazione o di un postazione di lavoro, ma anche e soprattutto per le scelte di progetto nelle costruzioni. Lo standard e le linee guida SBM redatte da IBN, che tradussi in italiano diversi anni fa, sono un esempio di sintesi dell'approccio di Bioarchitettura utilizzato da tecnici competenti e formati con approccio multidisciplinare all'estero.

Venendo alle soluzioni offerte dai nostri cari venditori in Italia, quello che consiglio in generale è di usare una sana e robusta diffidenza, specialmente nella generale scarsità di persone credibili a cui affidarsi, e di provare a studiare, per quanto è possibile autonomamente l'argomento, prima di fare qualunque scelta.
Chi conosce l'inglese o altre lingue parte avvantaggiato perché buona parte delle informazioni di qualità ad oggi esistenti è reperibile in lingue diverse dall'italiano. Nel mio piccolo, ho contribuito a tradurre dall'inglese una linea guida, orientata a medici ma leggibile da chiunque, che è resa disponibile gratuitamente sul sito di ISDE e che attualmente sintetizza obiettivamente lo stato della scienza sull'argomento. E' verosimile pensare che sarà aggiornata nel futuro, visto che sia la ricerca che la tecnologia avanzano velocemente.

Riguardo alle 'soluzioni' con principi di funzionamento non sufficientemente chiariti da chi li offre, consiglierei particolare prudenza, a meno che non ci si accontenti di un effetto placebo o che si sia disposti a sperimentare sulla propria pelle, nel bene e nel male. Per quanto riguarda questa classe di dispositivi, condivido la posizione di IBE (International Institute for Building-Biology & Ecology) disponibile a questo link (chiunque non riesca a comprendere l'inglese mi può contattare per ricevere gratuitamente una mia traduzione), di assoluta prudenza e di evitamento del senso di falsa sicurezza che l'uso di questi dispositivi può implicare.

Riguardo alle 'soluzioni' riguardanti la schermatura elettromagnetica, vorrei fare osservare che all'estero dai Building Biologists di cui si diceva prima, esse non vengono chiamate soluzioni, bensì al più 'interventi' o 'mitigazioni' e a tale terminologia io stesso mi sono adeguato. L'uso appropriato dei termini è già di per sè molto importante, per non fuorviare la gente comune. Benché possano servire, in determinati contesti a ridurre l'esposizione a determinati campi elettromagnetici, anche nettamente a seconda di come sono realizzate, la valutazione sullo stato espositivo d'origine e sull'opportunità di utilizzo e su come progettare e mettere in opera un intervento è una operazione per nulla banale che richiede necessariamente il coinvolgimento di un tecnico opportunamente formato. Questo consulente deve sapere prima di tutto identificare e valutare le sorgenti di campo elettromagnetico (altra operazione per nulla banale) e avere le competenze teoriche e pratiche per suggerire un piano di mitigazione. Si badi bene che l'intervento suggerito dopo un'accurata analisi, spesso e volentieri, non consiste nell'apposizione di materiali schermanti, e questa figura professionale neutra, se non ha accordi promozionali più o meno manifesti con venditori, lo segnalerà! In pratica, l'uso di materiali schermanti (di cui esiste un'ampia dispersione di prestazioni e di applicazioni) senza una adeguata conoscenza delle sorgenti da cui ci si vorrebbe proteggere e senza una verifica dello stato espositivo sia prima sia dopo la messa in opera può perfino peggiorare la propria esposizione e più comunemente condurre a risultati di mitigazione nulli o del tutto insignificanti, che sarebbero stati sicuramente non accettati dal fruitore, se fosse stata ben compresa la faccenda.

Per ultimo, vorrei invitare i tecnici che mi leggono che siano interessati in buona fede ad approfondire, a manifestarmi il loro interesse verso metodi e tecniche di misure secondo Building Biology. Pur con l'attuale ritardo nella formazione che affligge il nostro paese, non è detto che la situazione non potrà essere migliorata nel prossimo futuro, anche a beneficio della gente comune.



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