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Impianti antifurto con sensori a microonde - esposizioni evitabili

CEMLAB
Pubblicato da in Tecnologia · 5 Febbraio 2018
Tags: microondeesposizioneantifurto
Gli impianti antifurto moderni per interni fanno spesso uso di sensori anti-intrusione a doppia tecnologia: sia a raggi infrarossi che a microonde.
I sensori adoperati, tipicamente installati nei diversi locali o nelle vie di transito dell'abitazione o dell'ufficio, funzionano come dei piccoli radar, emettendo periodicamente degli impulsi in radiofrequenza di durata molto breve (decine di microsecondi) e ascoltando variazioni negli echi provocati da eventuali ostacoli in movimento, per la loro rivelazione. Qualcosa di concettualmente simile è installato anche sugli impianti antifurto delle autovetture, con potenze in gioco minori visti i volumi inferiori da controllare. Il collegamento dei componenti dell'impianto antifurto, ad esempio tra centralina e sensori avviene di norma via cavo. Le esposizioni in radiofrequenza riguardano invece i volumi da tenere sotto controllo per motivi di sicurezza.

Quando l'abitazione o l'ufficio è occupato da persone, come durante la normale residenza o il normale orario di lavoro, l'impianto antifurto non invia allarmi di alcun tipo, pur in presenza di movimenti delle persone, per ovvi motivi. In tale situazione di impianto con allarme disarmato, i sensori non hanno alcun motivo per scannerizzare l'ambiente circostante inviando impulsi a microonde, perché così facendo sottoporrebbero gli occupanti a un'esposizione indebita di microonde, esposizione a impulsi a debole potenza (densità di potenza di picco dalle decine alle migliaia di microWatt su metro quadro), ma prolungata nel tempo, e peraltro perfettamente inutile in quanto non serve in tale condizione operativa (allarme disattivo) perlustrare lo spazio d'azione dei sensori presenti.

Purtroppo tali esposizioni indebite si verificano in molti impianti esaminati e questa situazione andrebbe corretta, per attuare l'evitamento di esposizioni croniche a microonde impulsate agli umani e agli animali presenti in tali ambienti. Mi è capitato di vedere sensori a microonde attivi con impianti disarmati in diversi contesti: case private, aule di scuole pubbliche, locali di uffici pubblici e privati. Con le sonde di misura a radiofrequenza in banda larga che coprono l'intervallo di frequenza tipiche di tali emissioni (superiori a 10 GHz) ma che usano rivelatori che mediano nel tempo l'intensità delle esposizioni (il concetto usato per confronti con valori di legge), è abbastanza difficile notare tali emissioni senza avvicinarsi fino a pochi cm dal sensore radar. A differenza di sensori di misura dotati di rivelatori di picco (il concetto di misura generalmente utilizzato nel dominio di building biology).

In contesto privato domestico, come mi è capitato anche recentemente, nel caso io noti un sensore radar attivo con impianto antiurto disarmato, a prescindere dalle intensità di picco misurabili, il consiglio prudenziale che fornisco sempre è quello di far modificare dal progettista e dall'installatore l'impianto antifurto in modo da evitare tale esposizione indebita, in particolare per i locali in cui si soggiorna e per le camere da letto.

Ma anche in fase di valutazione del rischio elettromagnetico in ambiente di lavoro, mi è capitato più di una volta di segnalarlo nella mia relazione: il datore di lavoro infatti ha l'obbligo dichiarato di minimizzare le esposizioni a campi elettromagnetici e la riduzione e l'evitamento di tali inutili esposizioni si configura come un'azione di prevenzione e protezione da mettere in atto da parte del responsabile dell'ambiente di lavoro. Purtroppo molti valutatori del rischio elettromagnetico in ambienti di lavoro (tipicamente uffici con stanze o con open space) non prestano attenzione a questo (e a molti altri aspetti).

In Fig. 1 (in alto): tipico sensore a doppia tecnologia.
In Fig. 2 (centrale): impianto disarmato ma con sensori attivi (all'interno di un'aula scolastica)
In Fig. 3 (in basso): andamento temporale tipico del segnale emesso dal sensore radar durante la scansione.


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