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Problematiche

FAQ - Inquinamento elettromagnetico e ambienti di vita

D. I campi elettromagnetici sono tutti uguali?
R. No. Equivale a chiedersi se le sostanze chimiche sono tutte uguali. Seppure catalogati con un unico termine comune e generico, si tratta di un agente fisico complesso e denotato da diverse proprietà che lo caratterizzano. Alcuni campi elettromagnetici sono presenti in natura e sono condizione essenziale per la vita sul pianeta e per l'equilibrio della biosfera, altri campi sono di natura artificiale e sono stati introdotti nell'ambiente solo di recente (alcuni dal secolo scorso, altri negli ultimi anni).
D. Quali effetti può comportare l'esposizione cronica a campi elettromagnetici artificiali di debole intensità?
R. Seppure non ci sia una risposta definitiva fornita dalla scienza attuale, esiste un'ampia evidenza di effetti biologici avversi associati all'esposizione cronica a campi elettromagnetici artificiali. Alcuni soggetti manifestano dei sintomi acuti. Sulla base di evidenze sperimentali, sono stati recentemente catalogati come agenti possibilmente cancerogeni, possono inoltre comportare influenze sul metabolismo, sulla fertilità e sullo sviluppo di malattie neurodegenerative.
Ricerche scientifiche sono tuttora in corso. Esistono anche giganteschi interessi economici nell'espansione tecnologica attualmente in corso di cui tenere conto.  
D. Il rispetto dei limiti di legge garantisce la sicurezza per le persone?
R. Le attuali disposizioni protezionistiche nel blocco occidentale tutelano da effetti termici e da effetti sulla stimolazione nervosa (che si riscontrano ad alte intensità al superamento di determinate soglie di intensità). Le disposizioni protezionistiche per la popolazione in Italia sono un po' più restrittive rispetto a quelle del blocco occidentale, ma un'ampia evidenza esiste di effetti biologici tramite meccanismi non di natura termica e a livelli ben inferiori a quelli della legislazione italiana, seppure gli studi effettuati non siano conclusivi e tuttora in corso in tutto il mondo.
D. In cosa consiste il principio di precauzione?
R. Il principio di precauzione si adopera nei casi in cui non esiste una risposta scientifica definitiva e al contempo i costi per la salute pubblica dell'introduzione di un determinato elemento possono essere troppo alti e risultare ingiustificati. Sancisce che l'onere della prova per dimostrare l'innocuità dell'elemento si debba applicare a chi lo vuole introdurre, non che si debba dimostrare il danno derivante dall'elemento a posteriori.
D. Dunque i campi elettromagnetici artificiali sono pericolosi?
R. Seppure lo stato attuale della scienza non consenta di affermarlo in maniera definitiva per la generalità dei campi elettromagnetici artificiali e anzi vi sia ricerca scientifica in corso su effetti terapeutici causati dall'applicazione di determinati campi artificiali, vi è evidenza di effetti negativi e mancano dati certi sugli effetti di esposizione a lungo termine (anni, decine di anni), da cui nasce la necessità di agire con precauzione a livello individuale, dato che a livello collettivo non si sta operando in tal senso. In particolare si dovrbbero tenere in conto diversi fattori innegabili: il fatto che un organismo umano in vita è complesso ed è la risultante di molteplici processi biologici tra loro in equilibrio (omeostasi), la potenziale sinergia tra diversi tipi di esposizione ambientale di natura fisica e chimica, l'esistenza di soggetti più sensibili di altri.
D. Non vedo alcuna sorgente tra quelle accennate, è inutile la verifica?
R. Al contrario, diverse sorgenti possono essere non osservabili a vista e rilevabili solo per via strumentale.
D. La distanza dalla sorgente è un fattore importante?
R. Si, in generale più ci si allontana dalle sorgenti più diminuisce l'intensità dei campi che interessano il soggetto. Questo vale in particolare per sorgenti dentro casa o perfino vicino al corpo. Ma la distanza non è l'unico fattore determinante.
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